Parigi, eppur si muove
Manuel Valls ieri ha compiuto il primo atto di coraggio dalla sua nomina a primo ministro in Francia, confermando il piano di tagli da 50 miliardi di euro per i prossimi tre anni con un duplice obiettivo che va contro la dottrina del Partito socialista. Il primo ministro di François Hollande, presidente della Repubblica eletto a colpi di retorica anti-austerity, vuole ridurre di 30 miliardi il costo del lavoro per rilanciare la competitività e, al contempo, riportare il deficit al 3 per cento del pil entro il 2015 come da impegni europei (che pure, Parigi, non si è fatta problemi a dilazionare nel tempo). L’amministrazione centrale francese dovrà risparmiare 18 miliardi, le collettività locali 11 miliardi e la protezione sociale 21 miliardi. La cura di dimagrimento prevede il congelamento delle pensioni, dei salari dei funzionari, degli assegni familiari e delle indennità per la casa.
14 AGO 20

Manuel Valls ieri ha compiuto il primo atto di coraggio dalla sua nomina a primo ministro in Francia, confermando il piano di tagli da 50 miliardi di euro per i prossimi tre anni con un duplice obiettivo che va contro la dottrina del Partito socialista. Il primo ministro di François Hollande, presidente della Repubblica eletto a colpi di retorica anti-austerity, vuole ridurre di 30 miliardi il costo del lavoro per rilanciare la competitività e, al contempo, riportare il deficit al 3 per cento del pil entro il 2015 come da impegni europei (che pure, Parigi, non si è fatta problemi a dilazionare nel tempo). L’amministrazione centrale francese dovrà risparmiare 18 miliardi, le collettività locali 11 miliardi e la protezione sociale 21 miliardi. La cura di dimagrimento prevede il congelamento delle pensioni, dei salari dei funzionari, degli assegni familiari e delle indennità per la casa. Contrariamente a quanto chiesto da numerosi socialisti, il Programma di stabilità non prevede una “clausola di revisione” per ricominciare a spendere se la crescita sarà più forte del previsto.
La mossa di Valls è economicamente necessaria ma politicamente rischiosa. Pur essendo rimasta al riparo dalle impennate dello spread grazie all’ancoraggio alla Germania e alla resilienza di un’amministrazione elefantiaca ma comunque mediamente efficiente, la Francia ha un’economia da paese del Mediterraneo. La competitività è minata infatti dai costi salariali. La spesa pubblica al 57 per cento del pil dopa i dati sulla crescita ma spinge il debito verso il 100 per cento del pil. Ma, a causa di una rivolta interna dei deputati socialisti, Valls rischia di perdere il voto sul Programma di stabilità del 29 aprile. Malgrado un paio di trucchi contabili per addolcire la pillola (le previsioni di crescita sono giudicate troppo ottimistiche, mentre il pareggio di bilancio in termini strutturali è rinviato al 2017), alcuni deputati della maggioranza hanno già annunciato il loro dissenso. Le voci sulla possibilità che Hollande ricorra all’arma della dissoluzione dell’Assemblea nazionale dimostrano quanto “l’ultima speranza” Valls sia fragile, e quanta fatica faccia la Francia a cambiare passo.
La mossa di Valls è economicamente necessaria ma politicamente rischiosa. Pur essendo rimasta al riparo dalle impennate dello spread grazie all’ancoraggio alla Germania e alla resilienza di un’amministrazione elefantiaca ma comunque mediamente efficiente, la Francia ha un’economia da paese del Mediterraneo. La competitività è minata infatti dai costi salariali. La spesa pubblica al 57 per cento del pil dopa i dati sulla crescita ma spinge il debito verso il 100 per cento del pil. Ma, a causa di una rivolta interna dei deputati socialisti, Valls rischia di perdere il voto sul Programma di stabilità del 29 aprile. Malgrado un paio di trucchi contabili per addolcire la pillola (le previsioni di crescita sono giudicate troppo ottimistiche, mentre il pareggio di bilancio in termini strutturali è rinviato al 2017), alcuni deputati della maggioranza hanno già annunciato il loro dissenso. Le voci sulla possibilità che Hollande ricorra all’arma della dissoluzione dell’Assemblea nazionale dimostrano quanto “l’ultima speranza” Valls sia fragile, e quanta fatica faccia la Francia a cambiare passo.